• Anno 2001

    Le bolle della Malvizza

    Percorrendo la S.S. 414 e S.S. 90 bis per le Puglie, bivio per Castelfranco in Miscano, a 15 km da Montecalvo Irpino, si raggiunge la Malvizza, sconfinata distesa di terre assolate d’estate e gelide nel periodo invernale. Essa conserva ancora il fascino di una terra che gli antichi considerarono sacra, in quanto popolata da poteri e da spiriti misteriosi con i quali era conveniente ed opportuno instaurare buone relazioni. La dea Mefite, in particolare, era la personificazione della mefite stessa , cioè del cattivo odore che fuoriusciva dalle mofete. Queste, insieme al ponte detto dei “Diavoli” o di “Santo Spirito”, costituiscono una delle principali attrattive della Malvizza visibili in attivi crateri di modeste proporzioni. La Mofeta della Malvizza è formata da salse fredde, i cui strati profondi, secondo il Salmoiraghi, constano di argille scagliose regolarmente alternate al calcare a fucoidi e brecciole nummulitiche tuttora in stratificazione regolare. I numerosi coni eruttivi che si aprono nell’area variano e si differenziano a seconda della stagione e degli anni e da essi fuoriescono ad intervalli variabili bolle di idrogeno e di fango. Gli antichi ritennero le mefiti montecalvesi, conosciute come le “bolle della Malvizza”,sede di numerosi spiriti , sia benevoli che malevoli , che intervenivano rispettivamente in difesa o in offesa dei punti cruciali di interesse vitale per le singole famiglie e per l’intero popolo, come la porta della casa, il focolare, la dispensa, i campi, i confini, i boschi, le acque. Secondo la leggenda le bolle si sarebbero formate per lo sprofondamento, ad opera del rivale Satana (secondo altri Cristo o S.Nicola , offesi dal perpetuarsi di tanta malvagità), della taverna di un malefico oste che aveva l’abitudine di cucinare la carne dei suoi clienti ,dopo averli uccisi e derubati. La tradizione popolare vuole che il 15 agosto di ogni anno si odano ancora venir su , tra il rigoglio dell’acqua , i lamenti dell’infame sprofondato. Note _ Dal complesso archeologico di San Vito in Montecalvo Irpino proviene l’iscrizione votiva dedicata a Mefite “Paccia . Q.F. Quintilla meFITI VOTum SOLVit” (C.I.L.-Vulumen Nonum,1421)

  • Anno 2002,  Gennaio

    Montecalvo e il castello dimenticato

    Lo strano destino del cinema Pappano e l’antica macelleria della signora Bellaroba
    Un difficile esercizio raccontare l’Irpinia stando in Irpinia.Un esercizio che è una forma di amore e a cui la tua terra risponde mobilitando il galateo del rancore. In genere si raccontano i propri luoghi stando lontani, al riparo dalle abitudini più corrosive. So che restando qui non riceverò alcun tipo di gratificazione per quello che faccio. Scrivo quello che scrivo solo perché me ne viene una certa contentezza e perché mi sembra utile lasciare qualche piccolissima testimonianza della transizione che stanno vivendo i nostri paesi. Non pretendo che le mie parole sappiano descrivere e definire quello che accade nei luoghi. Il mio è un resoconto parzialissimo. La vita di un paese è un film che dura migliaia di anni ed io capisco quello che si può capire entrando in sala per poche ore. Mi pare che il film stia offrendo fotogrammi importanti in cui la storia muta rapidamente. Più che una descrizione a volte mi rendo conto di svolgere l’autopsia del paesaggio. Forse scambio la parte per il tutto e la necrosi che vedo in giro è solo uno dei tanti fili in cui ogni giorno si aggroviglia il mistero di tutto ciò che appare.

  • Anno 2003,  Gennaio

    Li fierri

    A noi quarantenni di oggi, ” li fierri” evocano ricordi di un passato, non troppo lontano ma ormai impresso nella nostra memoria con emozioni e tristezza. Ricordi certo di ragazzini “cianculusi” dediti ai giochi per strada, chiassosi ed indisponenti, ma conpartecipiti di una quotidianità globale che vedeva quella zona come scena unica e principale della Montecalvo prima del terremoto del 1962. Testimoni ,inconsapevoli e disincantati, di una storia d’altri tempi che scorreva e traspariva dallo sguardo di una anziana femmina , stretta nel proprio dolore o da una serie di schiene curve di vecchi contadini seduti con il ” culo” sporto nel vuoto sui”ferri”. Immagini da c’era una volta, e adesso? La piazza di nessuno.Non ci sono più ragazzini “cianculosi” e chiassosi, non ci sono più le schiene curve dei contadini, non c’è più il ciarlare degli uomini intenti a commentare le disgrazie del giorno, rimangono loro ” i Fierri” come monumento in memoria della vita. [Nativo]

    Alfonso Caccese

  • Anno 2003,  Novembre

    Origine dei cognomi montecalvesi

    Più di un mese fa, ricostruii l’etimologia di un cognome abbastanza diffuso nel nostro paese, IORILLO, su invito di una gentile rappresentante di quella famiglia che si chiama Alessandra. Presoci gusto (alle volte questi praticanti di linguistica si divertono con niente) mi sono avventurato a cercarne altre, di etimologie, quelle di cognomi appartenenti a famiglie di miei amici. Avrei voluto scriverne molte di più, ma, come mi si può credere, queste ricerche, oltre a macinare vento, sono anche molto lunghe.  Le affido allo strano spazio di  Internet affinché giungano agli amici e ai loro parenti come regalo per le prossime festività natalizie.

    Quasi sempre nell’etimologia di un cognome vi è in estrema sintesi la storia della famiglia;[1] e spesso in esso sono contenuti anche riferimenti molto importanti alla Storia generale del nostro popolo.

    Ad esempio, i cognomi degli ebrei convertiti a forza nel Regno delle Due Sicilie, dopo il 1541, quando fu applicato anche da noi, per disposizione di Carlo Quinto, l’editto delle maestà “molto cattoliche” (Isabella e Ferdinando) di Spagna emanato nel 1492, riflettono una tappa della storia religiosa e civile che ritengo cruciale per la comprensione di alcuni sviluppi nella storia non solo del nostro Paese. Per i nuovi cognomi di questi nuovi cattolici furono adottati il nome delle città in cui i convertiti risiedevano o l’aggettivo derivante da queste.

    Tuttavia, nella loro maggioranza, i cognomi italiani indicano semplicemente il nome di battesimo  (o prenome) del capostipite preceduto da di o de. Per altri cognomi, ma quest’uso è più diffuso nel Nord Italia, si è ricorso alla forma latina del nome (mettiamo: Martinus), e se ne è ricavato il genitivo (Martini> figlio di Martino), che non deve essere scambiato per un plurale[2]. I di e i de dei cognomi meridionali, nella stragrande maggioranza, sono caduti per sottinteso. Le famiglie che li hanno ancora sono di solito quelle che hanno conservato per motivi di vanto dinastici la forma più antica, magari perché così registrati per iscritto in vecchi documenti di famiglia custoditi con cura. Ma anche un  semplice cognome come IANNONE o CHIANCONE bisogna intenderli come DI IANNONE  o DI CHIANCONE (questo per ristabilire un po’ di uguaglianza sociale e civile tra le nostre famiglie) e indicava, nell’atto ufficiale di nascita o di battesimo, che si trattava del figlio o del discendente di colui che nella linea maschile di quella famiglia aveva portato per primo quel nome (nome del capostipite).

    Un altro uso è la registrazione nel cognome dell’appartenenza etnica,  della condizione sociale, del mestiere o della professione del capostipite (IORILLO, PARZANESE,  SINISCALCHI, TEDESCO ecc.).

  • Anno 2003,  Settembre

    Il gruppo folk in Belgio

    Montecalvo Irpino AV – L’11 al 18 Settembre ( anniversario dell’attentato alle Torri Gemelle) la delegazione del Comune di Montecalvo Irpino Assessori Palladino Guido, Iorio Giovanni, Pepe Giacomo, Caccese Gina con la Pro-Loco di Montecalvo e il famoso Gruppo Folcloristico ” La Pacchiana” sono stati ospiti del comune di Doncell Provincia di Liegi in Belgio e del Sindaco Michele Paulus, per l’avvio delle cerimonie ufficiali di gemellaggio.
    La visita , ha consentito alla comitiva, rappresentativa della Comunità di far conoscere la nostra storia, le nostre tradizioni e la nostra millenaria cultura.Questa bella esperienza fatta nelle famiglie sia Italiane che Belghe ha messo in moto una serie di iniziative al fine di dare maggiori occasioni alla nostra Comunità in un epoca di globalizzazione dei mercati, promovendo il nostro paese, trovando nuovi sbocchi commerciali alle nostre aziende, senza dimenticare che il Belgio ospita una numerosa e laboriosa comunità di Italiani e di Irpini, che con la nostra presenza hanno rivissuto quei nostalgici momenti con i colori, i sapori e la musica del loro indimenticabile Bel Paese.
    In un clima commovente ed ospitale, attraverso la disponibilità di tante famiglie del posto, abbiamo vissuto questa esperienza della casa famiglia, i ragazzi del gruppo Folk e la Delegazione Ufficiale sperano che attraverso questo gemellaggio possano ricambiare la stessa ospitalità nel messe di Agosto p.v. [Nativo]

    Franco Aramini

    La visita della delegazione del comune di Montecalvo Irpino in Belgio, è stata documentata con un ampio servizio fotografico. Le foto pubblicate sono solo una piccola parte dell’intero servizio. Qualora si desideri visionare tutte le foto, bisogna rivolgersi a Franco D’Addona. [Nativo]

    Redazione

  • Anno 2004,  Marzo

    Avviato il gemellaggio con Donceel

    Montecalvo Irpino AV – Durante l’estate montecalvese 2002,insieme con alcuni miei collaboratori, ho avuto l’onore di conoscere il Sindaco di Donceel, il Dott.Michel Paulus, ospite nel nostro paese presso una famiglia emigrata nella cittadina belga agli inizi degli anni settanta.
    Nel ringraziare la comunità Montecalvese, rappresentata oggi da circa settanta nostri concittadini emigrati tra gli anni ’50 e’70,ha voluto manifestare all’amministrazione comunale di Montecalvo il desiderio e la volontà di ospitare per alcuni giorni nella sua cittadina,una nostra delegazione  in occasione della “Festa degli Italiani emigrati”, che si svolge nella loro cittadina nel periodo compreso tra il 1° e il  18 settembre. Con entusiasmo abbiamo accolto l’invito consapevoli di poter far conoscere oltre i nostri confini le tradizioni centenarie del nostro piccolo paesino. La nostra delegazione,composta da amministratori locali e dal gruppo folkloristico,che se anche con molte difficoltà onora sempre il nostro paese e le nostre tradizioni,è stata accolta alla manifestazione settembrina, con solennità e simpatia, e l’organizzazione di uno stand eno-gastronomico con i nostri prodotti tipici locali ha catturato l’interesse generale degli abitanti di Donceel. Questa bella esperienza,scaturita dagli incontri con le famiglie italiane e belghe,ha messo in moto una serie di iniziative tendenti a rafforzare  i rapporti con i nostri emigranti e creare nuove occasioni di promozione per il nostro paese,per  le nostre tradizioni anche con la ricerca di nuovi sbocchi commerciali per le nostre aziende artigiane. Durante la nostra visita alla comunità belga i rappresentanti delle due amministrazioni hanno siglato un protocollo d’intesa e di interscambio culturale e commerciale, mentre dal 21 al 25 febbraio una delegazione di amministratori ed autorità civili, ospiti nella nostra comunità ha sottoscritto un protocollo di amicizia e avviato il gemellaggio tra le due comunità che avverrà a Montecalvo Irpino dal 13 al 21 agosto quando ad una folta delegazione di circa cinquanta persone da Donceel sarà ricambiata l’ospitalità .” [Nativo]

    Franco Aramini

    Montecalvo Irpino Ava – Proclamato il gemellaggio con la cittadina Belga di Donceel, alla presenza dei due sindaci è stato stilato un “protocollo d’amicizia” tra i due comuni , si legge, tra l’altro,sulla pergamena, :”Proclamiamo il gemellaggio dei comuni di Montecalvo Irpino e di Donceel, in vista di promuovere dei scambi di ordine culturale, economico e sociale, interessando l’insieme delle nostre popolazioni”. Dopo il disbrigo delle pratiche amministrative, la comitiva dei Belgi è stata ospitata dall’assessore Guido Palladino per un ricco pranzo a base di prodotti tipici. Foto Franco D’Addona [Nativo]

    Franco Aramini]

  • Anno 2004,  Dicembre

    Radio Delta

    Montecalvo Irpino AV – Nella primavera del 1978, da un progetto di alcuni giovani professionisti e studenti locali, tra i quali Nicola Sorrentino, Mario Pappano ed altri, inizia a trasmettere su territorio provinciale, “Radio Delta” che ha come logo una “delta greca” a voler rappresentare simbolicamente i tre punti da cui parte il progetto e cioè Montecalvo, Casalbore e Buonalbergo. Nei primi mesi di vita l’emittente si propone come una vera e propria novità nel panorama dell’emittenza privata Avellinese.
    Numerose iniziative ne rappresentano la modernità del palinsesto e l’avanguardia nell’informazione. Da non dimenticare le rubriche curate dal compianto Padre Beniamino Canelli, le straordinarie cronache del giornalista Andrea Puzo e i reportage, novità per quegli anni assoluta, svolti dal Festival di Sanremo da un giovanissimo Felice Panzone.
    La voglia di dare massima attenzione agli avvenimenti locali era alla base di tutto. Con i pochi mezzi a disposizione, si riusciva a collegarsi con il campo comunale per la trasmissione in diretta della partita di calcio della squadra locale, e tramite telefono, collegamento con lo stadio Partenio di Avellino, dove allora l’Avellino incontrava le grandi squadre di serie A. Nel tempo ha subito vari cambiamenti di sedi ed organici sempre in continuità. Cosi si arriva al periodo tra il 1982 – 1990, dove un gruppo di giovani animati da un grande spirito diedero un rinnovato impulso e spirito creativo all’emittente che acquistò grande credito a livello provinciale. Fra tanti ragazzi, allora giovani, da citare per l’impegno, Iorio Gianni, Cardinale Francesco, Carlantuono Daniele, Mainieri Gianni,Caccese Pompilio, Lo Casale Tarquinio, Aucelli Michele, Giancarlo Palladino e tanti giovanissimi teen-ager come i piccoli, allora, Bellucci Francesco, D’ Agostino Antonio e Domenico, Anchinico Alessandro .Da rimarcare la volontà e la grande simpatia di Vincenzo D’Apice ,giovane esponente della dance Montecalvese.La novità era rappresentata anche da un gruppo di giovani ragazze liceali che tra una versione di greco e una di latino,si rilassavano un paio di ore davanti ai microfoni della radio. Tra queste particolarmente assidue, Carlotta ed Erminia , e tante altre che oggi sono felicemente inserite nella società e realizzate professionalmente. Gli aneddoti e la vita goliardica di quel periodo è ancora vivo nella mente di tutti i protagonisti di allora. Con l’inizio degli anni novanta questa esperienza termina ma resta la consapevolezza e responsabilità maturata da tutti quei giovani che oggi occupano ruoli di primo piano nella vita del nostro paese.[Nativo]

    Jingle  – Tony Cipolletti
    Wordpress spectrum audio

    Alfonso Caccese

  • Anno 2004,  Marzo

    L’associazione VITA di Montecalvo

    Montecalvo Irpno AV – Siamo andati a far visita agli amici dell’ Ass.Vita, dopo aver scattato qualche foto, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Gianni Iorio (tra i fondatori ed attuale coordinatore), nonostante i tanti impegni,  ha parlato con entusiasmo dell’operato dei suoi “ragazzi” ed ha fatto una breve cronistoria della Ass: L’Associazione VITA di Montecalvo Irpino, nasce ufficialmente il 27 marzo 1997 come succursale dell’associazione Vita di Ariano Irpino.Visto il contributo crescente dei volontari del luogo diventa autonoma nel maggio del 1999. Tra i promotori dell’iniziativa ,Gianni Iorio, Tarquinio e Tullia Lo Casale, Fabio Comi, Mariano Antonio,Franco Aramini, Francesco Cardinale, Enzo Sicuranza, Antonio Cardillo ed altri.Con il contributo massiccio dei cittadini e dell’amministrazione montecalvese viene acquistata la prima autoambulanza iniziando,così un percorso  che la porta a diventare in pochi anni una delle più solide associazioni di volontariato presenti in zona. Molti i campi in cui opera, tra questi i più importanti sono rappresentati dalla pubblica assistenza e dal servizio civile. Da segnalare i servizi accessibili 24 ore su ventiquattro quali:

    –         118 servizio di emergenza territoriale

    –         Trasporto bambini diversamente abili per la scuola

    –         Pronto anziani

    –         Corso di formazioni e qualificazioni professionali

    –         Trasferimenti nazionali ed internazionali

    –         Servizio civile di Volontariato nazionale che vede la presenza di n°9 obiettori di coscienza.

    –         Dal febbraio 2002 presente con una propria sede a Savignano Scalo con la stessa tipologia di servizi.

    [Nativo]

    Correlato – Anche quest’anno l’associazione Vita di Montecalvo vende bonsai per la raccolta di fondi per la lotta contro AIDS – Foto Franco D’Addona. [Nativo]

    Alfonso Caccese / Francesco Cardinale

  • Anno 2004,  Ottobre

    Oreficeria montecalvese

    Quando si parla di cose preziose e di valore,di oggetti inestimabili,di rarità e quant’altro,il pensiero corre automaticamente all’oro.
    Non è casuale tale ovvia e scontata considerazione, specie quando il metallo incorruttibile ha segnato tutte le fasi storiche ed esistenziali del nostro essere uomini, in lotta con la natura ostile prima,e fedeli alleati oggi,per garantirci un futuro e una evoluzione.
    Migliaia di anni di evoluzione e di civiltà,hanno prodotto l’uomo che noi conosciamo e temiamo,ma quel che non è cambiato quasi per niente,in questi millenni e il rapporto con l’oro,sia sotto l’aspetto economico che sotto l’aspetto ornamentale.
    Quel che più stupisce e che anche la tecnica di lavorazione e rimasta sostanzialmente identica,anzi ancor oggi,alcune tecniche rimangono sconosciute e la perfezione di alcuni monili raggiungono vette ineguagliabili .
    La considerazione più ricorrente di una donna che visita un museo e che osserva le vetrine destinate ai pezzi di oreficeria,e la bellezza ,l’attualità e modernità dei pezzi,con quella naturale propensione ad averli,non per l’intrinseco valore artistico,ma come oggetto da ostentare e indossare nelle occasioni importanti della vita.E’ questo il senso logico che ha contraddistinto la creazione e l’evoluzione della oreficeria nei secoli,la sua inutilità materiale,la esclusiva destinazione all’incanto al desiderio,alla fantasia,alla bellezza della ricchezza,mancando o difettando la bellezza naturale…

  • Anno 2004,  Ottobre

    Breve storia dell’arte orafa montecalvese

    Con l’unità d’Italia furono realizzate le prime sistematiche statistiche economiche,con mirati censimenti volti alla conoscenza del territorio dello Stato.
    Anche i Borbone,in verità, vi avevano pensato,appena qualche decennio prima del tracollo,ma con un intento completamente diverso:magnificare le bellezze e le ricchezze del paese,senza alcuno scientifico riferimento all’aspetto economico,che veniva demandato alla autonoma capacità gestionale del territorio.
    Da questi dati,estremamente interessanti si evincono le peculiarità dei vari comuni, come per Montecalvo,che ben appalesava la sua certa vocazione agricola,ma anche una non secondaria attività artigianale (100 scarpari,fabbri,armaioli,ricamatrici… ).
    Tra i tanti traspare la presenza di un Orafo,che non è considerato come una professione vera e propria,forse perché riconducibile a particolari gruppi etnico-religiosi,o per quella naturale ritrosia Del meridionale a manifestare le proprie “debolezze”,ingigantendo le proprie miserie.
    Un paese di commercianti e artigiani dunque,che da oltre quattro secoli non e mai sceso sotto i quattromila abitanti e con una storia politica,militare,ecclesiastica di primaria importanza e di sicuro prestigio nazionale.