Anno 2002

  • Anno 2002,  Gennaio

    Montecalvo e il castello dimenticato

    Lo strano destino del cinema Pappano e l’antica macelleria della signora Bellaroba
    Un difficile esercizio raccontare l’Irpinia stando in Irpinia.Un esercizio che è una forma di amore e a cui la tua terra risponde mobilitando il galateo del rancore. In genere si raccontano i propri luoghi stando lontani, al riparo dalle abitudini più corrosive. So che restando qui non riceverò alcun tipo di gratificazione per quello che faccio. Scrivo quello che scrivo solo perché me ne viene una certa contentezza e perché mi sembra utile lasciare qualche piccolissima testimonianza della transizione che stanno vivendo i nostri paesi. Non pretendo che le mie parole sappiano descrivere e definire quello che accade nei luoghi. Il mio è un resoconto parzialissimo. La vita di un paese è un film che dura migliaia di anni ed io capisco quello che si può capire entrando in sala per poche ore. Mi pare che il film stia offrendo fotogrammi importanti in cui la storia muta rapidamente. Più che una descrizione a volte mi rendo conto di svolgere l’autopsia del paesaggio. Forse scambio la parte per il tutto e la necrosi che vedo in giro è solo uno dei tanti fili in cui ogni giorno si aggroviglia il mistero di tutto ciò che appare.

  • Anno 2002,  Marzo

    Il murale di via Maddalena

    Montecalvo Irpino AV – Il muro di cinta di Via Maddalena, che si estende per 510 mq, e’ interamente affrescato con uno dei murali a soggetto unico piu’ grandi d’Italia. In un affascinante intreccio tra Storia e Mito, sono narrate le vicende della comunita’ montecalvese dal suo nascere fino alla seconda meta’ del 1600.

    Coordinati dal critico d’arte Marisa Russo, hanno dato vita al murale gli artisti Lavinio Sceral, Lello Sansone, Michele Giglio e Renato Criscuolo. Agganciato al rosso tappeto volante, elemento d’unione dell’intera narrazione murale e’ lo “scazzamariello”, prima figura mitica rappresentata. Secondo la tradizione popolare, il dispettoso folletto ha il potere di defecare oro.

    La “pacchiana” cioe’ la donna con il tipico costume montecalvese, rappresenta la sintesi tra Storia e Mito in quanto pur essendo figura reale, e’, ormai, simbolo di una civilta’ scomparsa e profondamente trasformata. In un turbinoso cielo squarciato dai lampi si erge la rocca romana sorta durante le guerre sannitiche e divenuta, successivamente, il castello di montecalvo. Spettri alla ricerca delle nordiche radici, i soldati longobardi vi si aggirano smarriti.

    Mefite, nauseabonda, personificazione delle stomachevoli esalazioni, dea effettivamente adorata presso la Malvizza di Montecalvo dagli antichi Sanniti e dagli stessi Romani, ispira una sorta di fusione tra religione e magia.

    Le leggendarie “Janare” (streghe) che tanta fortuna ebbero nell’area beneventana, trovarono terreno fertile nel contesto culturale montecalvese. La tempesta creava le condizioni ottimali perche’ potessero radunarsi per danzare intorno al famoso noce di Benevento : ” sott’acqua e sott’a bbiento sott’a la noce di bbinivientu” (sotto acqua e sotto vento sotto il noce di Benevento) e’ la formula magica pronunciata dalla Janara prima di spiccare il volo. In contrada Malvizza e’ ambientata la scena dell’oste malvagio, che l’avidita’ sta trasformando in bestia. Egli serve carne umana, meglio ancora di bambini, ai malcapitati avventori. Satana concorrente nel Male, o Cristo, sdegnato da tanta efferatezza, inabissano la taverna nelle viscere della Terra da dove sarebbero sorte le malefiche bolle.

    La dea Diana, storicamente adorata in territorio montecalvese e ritenuta nel Medioevo protettrice delle partorienti, rappresenta la difesa della vita calpestata dall’oste maligno. Il beato Felice da Corsano, nell’evidente smaterializzazione, e’ l’antitesi del crudele oste di contrada Malvizza: mentre questi e’ trasformato in bestia dalla materia, l’asceta e’ spiritualizzato dal misticismo. L’integrazione del dinamismo germanico con la cultura romana attraverso la mediazione cristiana, da corpo alle umbratili figure dei Longobardi invasori ed i crociati, insieme al radioso rosone gotico, diventano il simbolo della nuova Europa. Sullo sfondo l’ospedale di S.Caterina, fondato a Montecalvo dagli stessi Crociati.

    La terribile peste del 1656 che violenta si abbatte’ sull’intero regno di Napoli e’ il motivo ispiratore della penultima scena. Il dolore umano, che sovrasta ogni cosa, accomuna quella tragica occasione a tutte le altre sventure, soprattutto terremoti, che nel corso dei secoli sono state causa di lutto.

    Il viaggio del tappeto volante si conclude in Oriente, che non e’, pero, ricercato lontano nello spazio inserendosi senza fratture tra la Storia ed il Mito di Montecalvo. Anche in questa scena, che sembra la piu’ fantastica di tutte, col Mito si alterna la Storia: le esperienze guerresche degli antichi crociati, l’arrivo della cultura araba filtrata nelle esperienze dei Pugliesi immigrati a Montecalvo dopo la peste del 1656, si tramandano in segni di pietra scolpiti sui noti portali che la magica lanterna di Aladino trasforma in un dolce paesaggio orientale. Il sekoma l’antichissima mensa ponderaria presente a Montecalvo da tempo immemorabile, da misura granaria si trasforma in misura del tempo che non cancella il passato. Un portale che si apre al futuro, e’ il segno che la Storia continua. – “Progetto Itinerari Turistici Campania Interna. La Valle del Miscano, Volume 1°” Poligrafica Ruggiero, Avellino, dicembre 1995

    Giovanni Bosco Maria Cavalletti
    Nell’ agosto 2011, Angelo Siciliano, scrittore e ricercatore montecalvese, preso visione della pagina sopra ha invitato, la direzione del sito, di aggiungere quanto segue:

    I murales di Montecalvo Irpino furono realizzati, nell’autunno 1988, su iniziativa e proposta di Angelo Siciliano all’amministrazione comunale, guidata allora dal sindaco Felice Aucelli. Nell’estate del 1988, dopo la pubblicazione de “Lo zio d’America” ad Avellino, l’editore Nunzio Menna invitava Angelo Siciliano e sua moglie, Maria Paparo, a far parte della giuria che valutava le opere realizzate da un gruppo di pittori muralisti campani, coordinati dalla signora Marisa Russo di Napoli, a Piano Vetrale (Sa) e a Castelvolturno (Ce). Alcuni di quegli artisti avrebbero realizzato, nello stesso periodo, dei murales a Montefalcone (Bn). Constatata la buona qualità di quei murales, Angelo Siciliano faceva la proposta verbale al sindaco Aucelli, che allertava alcuni assessori e vice assessori, i quali si recavano a visionare quei dipinti. Poiché la cosa piacque, fu contattata la signora Marisa Russo, alla quale Angelo Siciliano suggeriva che si sarebbero potuti dipingere dei miti attinti anche da “Lo zio d’America”. Si trattava poi solo di scegliere se realizzare dei murales singoli, sui muri delle case ubicate nei punti strategici del paese, o una lunga striscia di murales, come poi fu fatto, sul muro del giardino del convento dei francescani. A fine agosto, Angelo Siciliano salutava tutti e partiva per tornare a Trento, città in cui vive dal 1973.[Nativo]

    Angelo Siciliano

  • Anno 2002,  Settembre

    A.C.R. – Azione Cattolica dei Ragazzi

    Montecalvo Irpino AV – Correva l’anno 1980 : dopo un ottimo periodo di lavoro con l’allora parroco don Giuseppe Girardi e prima ancora con don Carlo Lombardi, chiudeva i battenti l’Ac ( Azione Cattolica ) e con essa l’Acr ( Azione Cattolica dei Ragazzi ). Diversi i motivi che vi hanno contribuito e che peraltro non affronteremo in questa sede. Dopo una lunga attesa, come dicevamo sopra, finalmente nel 2000 col Giubileo, ma soprattutto col nuovo parroco don Teodoro ha ripreso forma l’Ac. Attualmente sono rappresentate al suo interno il gruppo dei Giovani con circa 30 elementi e le tre fasce dei ragazzi ( 6-8, 9-11, 12-14 anni ) con circa 100 unità. Ma già dal prossimo Ottobre dovrebbe prendere forma anche il gruppo adulti ( dai 30 anni in su ).

    Gruppo animatori

    Ma cos’è l’Ac? E’ un’associazione laica che collabora con la Gerarchia ecclesiastica per realizzare il fine apostolico della Chiesa. Non fa eccezione al suo interno l’Acr che ovviamente tende a tale fine con metodologie diversificate e soprattutto a misura di ragazzi.

  • Anno 2002,  Novembre

    La fiera di S. Caterina

    Montecalvo Irpino AV – Oggi e domani per le strade del paese ci sono i commercianti della “Fiera di Santa Caterina”. E’ una tradizione vecchia di centinaia di anni che si rinnova anche quest’anno. Alle sei del mattino inizia con il tradizionale mercato del bestiame  e continuera per tutta la giornata  fino a sera con la vendita di mercanzie di vario genere, dagli attrezzi agricoli, alle sementi, dall’abbigliamento, all’artigianato, dagli arredi per la casa agli oggetti hi-tech. Non si tratta di una semplice esposizione finalizzata alla vendita, come ci hanno abituato le fiere moderne ma di un momento di incontro e di festa come accadeva negli anni passati. La Fiera di Santa Caterina segna la fine dei lavori agricoli autunnali é un momento di grande festa per tutta la cittadina. Nei due giorni in cui le strade vengono invase dalle “bancarelle” sono considerati “festivi” a tutti gli effetti e “intoccabili”. [Nativo]

    Corriere dell’ Irpinia